Acciaio

Redazione
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Acciaio recensione

Acciaio è il romanzo d’esordio di Silvia Avallone, pubblicato da Rizzoli a Gennaio 2010, e finalista al Premio Strega 2010. Vincitore del Premio Campiello Opera Prima, Acciaio ha da subito avuto un notevole successo di pubblico, scalando le classifiche dei libri più venduti in Italia. Certamente un esordio col botto per la giovane Silvia Avallone, che a 26 anni si affaccia prepotentemente alla ribalta del panorama narrativo italiano. C’è soddisfazione nell’ambiente per la nascita di una così promettente scrittrice, una autrice dalla prosa ricercata e accattivante. Anche se Acciaio, pur essendo un’opera di qualità molto elevata trattandosi di un esordio, divide la critica ed il parere dei lettori.

La vicenda è ambientata in Via Stalingrado, una via di Piombino (via inventata), città natale della scrittrice, e rappresenta il degrado e la difficoltà del tessuto sociale della città e della sua realtà operaia. Famiglie povere e violente, storie di adolescenti, piccoli spacciatori, sesso, sullo sfondo della realtà industriale delle acciaierie di Piombino. Critiche a pioggia le sono piovute dai suoi concittadini, per aver dipinto Piombino in uno stato così degradato. Si è difesa spiegando che la sua intenzione era quella di raccontare una ipotetica realtà sociale post-industriale, mettere in risalto la difficoltà della vita della provincia italiana, così lontana dalle speranze dei giovani. E critiche a pioggia le sono piovute da chi si aspettava di trovare un romanzo di qualità formativa superiore, rimproverandole invece di riempire la sua narrazione con molti stereotipi, giochi erotici, retorica sociale e qualunquismo.

In qualunque modo la si voglia pensare, Acciaio è stato uno dei casi editoriali di questo inizio 2010, consegnandoci una scrittrice che a soli 26 anni fa già molto parlar di sé.

“Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.”

 

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Autore: Silvia Avallone

Casa editrice: Rizzoli

Anno: 2010

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Pagine: 357

 

 


 


 

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