Canale Mussolini è l’ultimo romanzo di Antonio Pennacchi, pubblicato da Mondadori nel 2010. Il romanzo, vincitore del Premio Strega 2010, è una vera e propria epopea familiare, ambientata in un periodo storico che ha segnato il destino e le sorti di molte famigli italiane, il Ventennio Fascista. Siamo infatti all’epoca delle bonifiche dell’agro pontino volute dal Regime. Un’epoca che ha visto molti contadini lasciare le proprie terre, nel Veneto e nella Pianura Padana, per spostarsi con le proprie famiglie nella zona paludosa circostante Roma, per mettere in atto la più grande opera di bonifica attuata da Mussolini. Ciò che ne esce fuori è un poema di grande spessore, che nella grandiosità della sua narrazione, mette in scena le vicende drammatiche dei suoi protagonisti, ambientandole sullo sfondo di mezzo secolo di storia italiana.
In Canale Mussolini, Antonio Pennacchi sa dipingere con maestria la situazione storica e sociale di quello che è stato un passato per alcuni versi epico, per altri contraddittorio, del nostro Paese. Con il suo punto di vista ironico e diretto, mette in scena una storia che sa affascinare, commuovere ed insegnare.
“Canale Mussolini è l’elemento principale su cui è basata la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, i ragazzini fanno il bagno nelle sue cascatelle, e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Un vero e proprio esodo. Contadini emiliani, veneti e friulani lasciano le proprie terre, dove non rimaneva altro che stare a “puzzarsi di fame” e diventano i primi attori del nuovo sogno italico di grandezza. Famiglie intere migrano dal nord, con nonne che sanno guidare un carretto e governare le bestie, uomini forti come tori, donne spavalde che alle feste della mietitura ballano e ridono con tutti i maschi, truppe di bambini di ogni età. Sono i "cispadani" scesi dal Nord, e i "marocchini" del Lazio li guardano con sospetto, spiano le loro abitudini disinvolte, le loro donne in gonne corte e sgargianti, allegre.
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